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Non sono un programmatore

La filologia della comunicazione nasce dalla volontà di creare uno spazio linguistico che possa mettere insieme le persone che comunicano con chi interpreta la volontà comunicativa mettendo a disposizione gli spazi, gli schemi, i processi e i sistemi per comunicare.

In questa complessità di ambiente io esercito la mia attività di sviluppatore/developer. Per essere meno filosofici, sviluppo sistemi e programmi, generalmente sistemi, di natura digitale/informatica, per tutti quei processi di comunicazione online, di cui oggi un’azienda si serve per la propria attività di marketing e di branding.

Skills

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  • HTML 5
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Coideare

Abbiamo sempre una immagine sbagliata dello sviluppatore, spesso considerato un nerd con gli occhiali e la faccina da bravo ragazzo, chiuso nel suo bunker con mille schermi e l’immancabile mouse con tastiera. Quanto di più sbagliato possa esserci.

Chi fa il mio lavoro con successo o chi almeno ci prova, non prescinde mai dagli altri per questo il “CO” è un prefisso importante. CO-IDEARE, CO-PROGETTARE, CO-OPERARE, significano molto. Significano il fatto che spesso e volentieri facciamo parte di un progetto più grande di lavoro condiviso con altre persone e questo comporta saper lavorare in team, saper gestire processi relazionali evoluti e contribuire in massimo modo al successo degli altri perché il loro successo è il nostro intesi come singoli.

Outside the box

Non è un titolo nuovo. Altri lo hanno già usato. Di innovativo non c’è nulla nel titolo ma certamente nel mio approccio al lavoro. Esistono due momenti ben precisi nell’approccio ad un progetto nel quale vengo coinvolto, l’ascolto e l’analisi e il processo di ricerca e sviluppo.

Prima di tutto ascoltare e analizzare ciò che ti viene detto per reinterpretare e tradurre sul principio e sulla base di schemi mentali tipici di uno sviluppatore, sono il punto di partenza per poter cooperare in un progetto. Il cliente spesso non ha le idee chiare su ciò che vuole e queste idee vanno tradotte in un pensiero logico e strutturato. Occorre assegnare al momento dell’ascolto una buona parte del proprio tempo perché spesso sfuggono dettagli e sfumature che subito non vengono colte. Poi, parte il processo analitico che non è solo fine al progetto stesso ma è anche intersecato nella complessità dell’ambiente, delle circostanze, di ciò che già esiste oppure non è stato ancora inventato, di ciò che è utile o non utile e soprattutto, cosa importante, delle esperienze già fatte.

Avere una visione fuori dagli schemi precostituiti serve proprio per adottare soluzioni che magari non erano state inizialmente contemplate ma serve anche per capire se un determinato processo, nella sua visione globale, nel suo insieme, può produrre effettivi positivi sui bilanci delle imprese o se rischiano di diventare il classico buco nell’acqua.

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